C’è un angolo dell’Alta Val Trebbia dove la storia non sta solo nei libri, ma cammina ancora tra le faggete, si specchia nell’acqua del Pescia e riemerge, per un giorno, indossando i costumi di secoli fa. Quel luogo è Casanova di Rovegno, e domenica 12 luglio ero lì.
Ringrazio Paola Gambaro Presidente della Fondazione Comunità dei Monti per avermi invitata a questa giornata.
La cessione dei monti
La rappresentazione ha messo in scena un momento preciso del passato di questi luoghi: la cessione dei monti attorno a Casanova da parte dei Malaspina alla popolazione locale. Un gesto che nel Medioevo univa due mondi, da una parte i Malaspina, dall’altra i Doria, e che portava con sé un patto: chi riceveva quelle terre aveva l’obbligo di tenere puliti i boschi e curare il territorio.
Un’eredità antica che parla ancora oggi. La cura del paesaggio non è mai stata solo una questione di proprietà, ma di responsabilità condivisa.
La scena si è svolta al mulino di Casanova – Canfernasca, dove un ponte medievale unisce due comunità, collegando Casanova a Fontanigorda, separate dal torrente Pescia.
Il ponte, il mulino e i fantasmi del Pescia
Il mulino del Principe, restaurato di recente insieme al ponte, per l’occasione era aperto e visitabile, con la sua ruota ancora funzionante.
Il ponte di Canfernasca, che tutti chiamano “ponte romano” anche se è una struttura medievale in pietra legata al vecchio castello dei Malaspina, custodisce una leggenda che durante la rappresentazione è stata ricordata.
Si racconta che nella notte dei morti le anime di chi nei secoli è annegato nel Pescia, oggi un piccolo torrente, un tempo ben più impetuoso, tornino sul ponte come fantasmi. E che portando un cero acceso, quelle anime trovino finalmente pace.
È il tipo di storia che non trovi sulle guide, ma che vive nella voce di chi abita questi luoghi.
Dal mulino del Principe a Foppiano
Nell’ambito del progetto Patrania, la giornata ha offerto anche un’escursione lungo l’antica via di Chiavari, dal mulino del Principe fino al mulino di Foppiano, tra faggete monumentali e mulattiere che un tempo collegavano la valle alla pianura e alla costa ligure.
Camminare qui significa ripercorrere i passi di chi, secoli fa, faceva di Casanova un punto di passaggio e di controllo. Il ponte, il mulino e i resti del castello raccontano meglio di qualsiasi cronaca la funzione strategica di questo borgo.
La Fondazione Comunità dei Monti
Dietro questa giornata c’è un ente che merita di essere conosciuto. La Fondazione Comunità dei Monti ETS, nata a Rovegno nel 2022, raccoglie e tutela tutti i monti del comune — Casanova, Loco, Isola, Foppiano, Pietranera, Garbarino — portando avanti quella stessa tradizione voluta dai Malaspina: prendersi cura dei boschi e del territorio.
Non è una semplice associazione culturale. È un ente esponenziale del Terzo Settore, che rappresenta le comunità titolari dei domini collettivi e dei “beni frazionali”, nato per proteggere il patrimonio comune ed evitare che queste terre finissero in mani non territoriali. Una forma moderna di custodia comunitaria, coerente con la storia delle antiche comunità montane e con le sfide di oggi: lo spopolamento, l’abbandono dei boschi, la tenuta sociale dei borghi.
Riscoprire per non dimenticare
La rappresentazione mi ha colpita per la cura. Abiti curati nei minimi dettagli, il libro che si apriva come una porta sul passato, e tutti, grandi e piccini, hanno partecipato mettendoci qualcosa di proprio.
Le tradizioni non sopravvivono da sole. Sopravvivono perché ci sono persone che studiano le fonti, cuciono i costumi, costruiscono le scenografie, camminano lungo sentieri che rischierebbero di sparire sotto il bosco. Perché ci sono bambini che indossano un mantello e diventano, per un pomeriggio, la memoria di chi è venuto prima di loro.
Riscoprire questi luoghi non è nostalgia. È un modo concreto di custodirli. Ogni volta che qualcuno attraversa il ponte di Canfernasca, entra nel mulino
del Principe, percorre l’antica via di Chiavari, quella memoria resta viva un po’ più a lungo.
