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Trekking in acqua in Val Trebbia: come vivo il fiume (e cosa mi porto dietro)

La prima volta è stata quasi per caso. Un amico, Max, mi aveva detto di mettermi delle scarpe che potevano bagnarsi e di seguirlo. Abbiamo lasciato il sentiero dove il sentiero finiva e siamo entrati in acqua. Da lì in poi la strada era il fiume: si camminava sui sassi, si guadava dove l’acqua saliva, si costeggiava la corrente. Non ci avevo mai pensato prima, che si potesse fare. Sono passati anni e lo faccio ancora ogni estate.

Il motivo è semplice. Il Trebbia, se lo guardi dalla riva, è un bel fiume. Se lo attraversi a piedi, diventa un’altra cosa: un posto dove sei dentro, non davanti. Cammini per chilometri e intorno cambia tutto: il colore dell’acqua, le pareti di roccia, la vegetazione che ti chiude sopra la testa. Incontri aironi, garzette, ranocchie, tracce di animali, tratti che l’anno prima non c’erano perché una piena ha spostato la ghiaia. È un paesaggio che si riscrive da solo, stagione dopo stagione.

E poi ci sono le piscine naturali. Quelle conche che il fiume scava tra i massi, con l’acqua verde smeraldo, ferma solo all’apparenza. Ne trovi una dietro l’ansa, ti fermi, ti tuffi, riparti. Poco più avanti ne trovi un’altra. Camminare nel fiume vuol dire anche questo: nessuna meta unica, ma una serie di posti che si aprono uno dopo l’altro, e nessuno uguale al precedente.

È faticoso, va detto. Si cammina su fondo instabile, ci si bagna fino alla vita, a volte di più. Ma è proprio questo che tiene lontani quei luoghi da chiunque, e li lascia intatti.

Se vuoi vedere dove porta davvero un trekking così, ti ho raccontato il percorso che risale il fiume fino all’antico Oratorio di Sant’Agostino: quattro chilometri (8km andata e ritorno) tra storia e piscine naturali.

Cosa mi porto dietro

Con gli anni ho capito che l’attrezzatura giusta cambia completamente la giornata. Non serve niente di complicato, ma poche cose fatte bene. Ecco quelle su cui non transigo.

Scarpe da trekking

lo so che si bagnano ma è l’unica cosa che vi salva la schiena dopo una giornata di sali e scendi sui sassi. La cosa più difficile da accettare sono le calze bagnate ma tanto è estate e fa caldo.

Scarpe per fare il bagno

Quelle che uso quando devo nuotare. Sono un peso in più ma proteggono la pianta del piede sul fondo di pietra. A volte i sassi sanno fare davvero male (e può capitare anche la sabbia, quella del fiume è scura e al sole diventa ustionante). Sono anni che uso queste di decathlon

Uno zaino da 40 litri

Capiente per una giornata intera senza essere ingombrante, resta comodo sulle spalle anche dopo ore. 

Le salviette in microfibra

Le ho prese due anni fa e sono tra le cose più utili che abbia mai portato: pesano niente, occupano lo spazio di un pugno e asciugano in fretta

La sacca impermeabile

Per me è stata la vera svolta. La tengo dentro lo zaino e ci chiudo tutto quello che non deve bagnarsi in nessun caso: telefono, chiavi, gimbal, cavi, power bank) . In più diventa una sacca e galleggia. Da quando ce l’ho, cammino molto più tranquilla.

La crema solare

Sembra ovvia e invece è la cosa che si dimentica più spesso. Sull’acqua il sole si riflette e arriva doppio: serve, e serve alta

Prima di partire

Un’accortezza, prima di andare. In estate il Trebbia è quasi sempre tranquillo, ma basta un temporale forte a monte per far diventare pericoloso un tratto che il giorno prima attraversavi senza pensarci. Quindi controlla il meteo, anche quello delle ore precedenti, e se il cielo non convince rimanda: il fiume resta lì, non scappa.

Il fiume non è nostro

Cammino nel Trebbia da tanti anni, eppure ogni estate mi sorprende. Il trekking in acqua, per me, non è solo un modo per raggiungere posti nascosti: è il modo in cui gli voglio bene. Stare dentro il fiume, ai suoi tempi, mi ricorda ogni volta che questi luoghi non sono nostri, noi li attraversiamo e basta. Per questo lasciali esattamente come li hai trovati e porta via tutto quello che hai portato.

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