L’ “ORO NERO” DI RALLIO DI MONTECHIARO

A metà strada tra Piacenza e Bobbio, alla nostra sinistra, troviamo l’indicazione per Rallio di Montechiaro. Rallio è un piccolissimo paese sulle colline della Valtrebbia ricco di storia. Per arrivare nella sua piazza basta seguire il campanile. Un gruppetto di case: parecchie abbandonate in inverno ma tutte abitate in estate. Su un lato della chiesa c’è un campo giochi. Pure lui tristemente deserto in inverno ma vivacissimo nei mesi estivi.

Per tanti anni, quasi tutta la sua vita da prete, don Lorenzo Losini, magrissimo ma dotato di grande energia, ha vissuto a Rallio e ha conosciuto le storie di tutti. Un prete piuttosto moderno per essere sempre stato confinato qui, in un mondo costruito sul lavoro nei campi, con poche colture, quasi sempre le stesse.  In una comunità di gente semplice che si alzava al mattino presto, che si accontentava di poco e che seguiva tutte le funzioni religiose senza porsi troppe domande.

In questo fazzoletto d’Italia, don Lorenzo ha avuto modo di esprimersi e di prestare orecchio ai suoi abitanti. Lo si incontrava spesso mentre camminava nella pace della natura, sempre con il messale fra le mani. Ha letto, ricercato, tradotto e, favorito dal fatto che viveva lontano dai problemi delle grandi parrocchie, ha ascoltato il battito del cuore della sua, ogni giorno. Oltre a tutto il resto, per i suoi parrocchiani, nel 1977, ha mandato in stampa un libretto di grandi contenuti circa questo paese e la sua chiesa. L’ho letto parecchie volte e mi è sempre caro. E’ da questo libretto che traggo un misero riassunto per farvi conoscere, a grandi linee, il passato di Rallio.

Nella chiesa sono conservate un centinaio di antiche pergamene, una quindicina precedenti il 1200. La più antica risale al 1138 e parla di una chiesa di “Sant’Ilario de Raglio”. A quei tempi, l’italiano era solo abbozzato e gli asini non ragliavano ma “ragulavano”. Quando cominciarono a ragliare, il paese cambiò nome: divenne prima Ralio e successivamente Rallio.

Ma nelle più antiche pergamene si trova scritto anche Raglo e Ragio. “Ragio” potrebbe derivare dal latino “radius” (raggio), forse legato ai fuochi fatui dei gas sotterranei (idrocarburi gassosi) presenti nel territorio di Rallio. Questo potrebbe giustificare anche l’altro nome “Montechiaro”.

La Chiesa di Rallio, dedicata a Sant’Ilario di Poitiers, sorse attorno al 1100 e non ha subìto trasformazioni sostanziali. Fu allargata verso la fine del 1500 per far posto alla Cappella della Madonna del Rosario dove, nel 1700, fu collocata l’odierna statua lignea della Madonna col Bambino scolpita da Giovanni Gherardi. La facciata fu ricostruita nel 1794 e la torre fu aggiunta tra il 1830 e il 1840. Fu consacrata solo nel 1883 dal Vescovo di Piacenza Scalabrini. Conserva un bel coro e un grande armadio del 1700.

Andiamo a quando Piacenza era un libero Comune retto da Consoli che avevano preso il posto dei feudatari sottomettendo le piccole comunità rurali di contadini della pianura e delle colline. Lo stato feudale di Bobbio era spesso in lotta con i piacentini e pare che, a difesa delle incursioni dei Bobbiesi, fosse stato costruito il Castello di Montechiaro che sorse poco dopo la Chiesa, sembra nel 1150 ed era, a quei tempi, il “Castello di Raglio”. Le svariate pergamene, conservate nella Chiesa, attestano: rogiti, donazioni, testamenti e curiose investiture. Le investiture erano concessioni di diritti che alcuni proprietari elargivano alla Chiesa annualmente e per sempre; l’obbligo passava agli eredi e persino ai nuovi acquirenti.

Succedeva che quando queste terre, gravate di investiture a favore della Chiesa, passavano a più successori, alcuni eredi si ritrovavano ad essere debitori nella misura di: mezza gallina o un pezzo di cappone o di un sacchetto di grano. Molti, franchi del fatto che dovevano alla Chiesa una miseria, smisero di pagare, altri, ligi al loro dovere e per evitare la seccatura annuale, se ne liberavano una volta per tutte con un po’ denaro o qualche pezzo di terra. Anche la peste del 1630, quella descritta dal Manzoni nei Promessi sposi, arrivò in Val Trebbia. Nella parrocchia di Rallio, in circa due mesi, 181 furono i morti. Troppi, tanto che il cimitero non poté contenerli tutti e molti furono sepolti in una fossa comune. Di peste morì anche l’allora parroco Francesco Veggiola.

Ma veniamo alla più grande curiosità dei questo paesino.

In località Coni, nei pressi di Rallio, la Chiesa possedeva già nel 1700 un campo denominato prima “Camporè” e “Olio di sasso” poi, per la presenza di un pozzo. “Olio di sasso” era l’oro nero che nel territorio di Rallio si estraeva nei primi decenni del 1700. Il primo che si prodigò per la ricerca del petrolio sul territorio piacentino fu il conte Morando Morandi, feudatario di Montechiaro dal 1663 al 1706. All’epoca, il petrolio si usava prevalentemente per l’illuminazione ma anche per scopi bellici.

Ingolositi dalla possibilità di una nuova ricchezza, anche altri proprietari terrieri pensarono di seguire l’esempio del conte ed iniziarono a scavare pozzi nelle loro terre. Non tardarono però a nascere controversie tra il successore del conte, che reclamava l’esclusiva del diritto di escavazione, e questi altri proprietari, improvvisati escavatori.

A sistemare gli animi ci pensò il Duca di Milano che riconobbe al conte Morando e ai suoi discendenti maschi, in infinito, l’esclusiva di queste escavazioni in tutto il territorio piacentino pagando una certa somma, ogni anno, alla Camera Ducale di Milano. Cominciarono anche gli incidenti. Tra questi si ricorda che il 18 luglio del 1903, due sorelle (Sordi Angela e Maria) di 18 e 14 anni si recarono nei pressi di un pozzo nel campo “Olio di sasso” dove, improvvisamente, si sviluppò un incendio. Le due sorelle e tre operai morirono nel rogo.

Fino alla seconda Guerra Mondiale, ai pozzi, lavoravano una trentina di operai. Estraevano gas che veniva poi compresso in bombole e un ottimo petrolio, quasi pronto all’uso. Durante la guerra, il nemico aveva la necessità di presidiare la s.s.45 perchè univa Piacenza con Genova ma anche perchè, per la penuria di carburante, i pozzi di petrolio di Rallio risultavano interessanti. Poco prima della fine della guerra, i pozzi di Montechiaro subirono anche un bombardamento che distrusse la villa “Nicelli” provocando tre morti.

Il prodotto era comunque scarso, bisognava fare i conti con le grandi società e con gli incidenti, così si decise di abbandonare le estrazioni. Per un certo periodo di tempo, terminate le estrazioni, c’era chi si ingegnava e attingeva petrolio ai pozzi, mettendo in atto un self service grossolano. Ora i pozzi sono definitivamente tutti chiusi ma nonostante ciò, ogni tanto, gli abitanti di Rallio percepiscono ancora odore di gas.

Ogni anno, solitamente tra fine luglio e inizio agosto, a Rallio si svolge una grande festa paesana. Un campo viene adibito a parcheggio, la piazza della Chiesa e il parco giochi ospitano tavoli e panche per tutti coloro che desiderano assaggiare i piatti tipici.

Quest’anno la festa di paese si svolgerà a partire dal 28 luglio fino al 31 luglio compreso. Presto andremo a curiosare e vi informeremo.

Maria Zaga

Pensionata, pittrice, restauratrice, ama la lettura e la fotografia.

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