RIVERGARO, IL SALOTTO DI PIACENZA

Rivergaro è situato dove la Val Trebbia lascia la sua veste pianeggiante per trasformarsi in zona collinare. Nella pianura è praticata l’agricoltura, sulle colline si mettono in mostra vitigni e boschi ma sono presenti anche zone industriali-artigianali.

E’ un passaggio obbligato per chi percorre la valle, è vicino alla città e per questo motivo, da sempre, il paese si è offerto al turismo estivo residenziale ma è anche dotato, da tanto tempo, di un campeggio. Numerosi sono gli agriturismi, le trattorie, i ristoranti, i B&B.

Sembra che Rivergaro prenda il nome dal rio Vergaro, il ruscello che scende dai colli di Bassano e attraversa il paese, lambendo l’Oratorio di San Rocco, per gettarsi poi nel fiume Trebbia. Un tempo questo rio scorreva alla luce del sole, ora è quasi tutto coperto.

Cosa possiamo vedere a Rivergaro?

Sicuramente la Chiesa di Sant’Agata, la chiesa parrocchiale di Rivergaro. Assunse il titolo di parrocchia dopo il Concilio di Trento, nel XVI secolo. La chiesa attuale ha sostituito la precedente e più povera costruzione del tardo medioevo. Realizzata nel primo ventennio del XIX secolo,  raccoglie arredi artistici provenienti da alcune chiese di Piacenza. L’altare maggiore e quelli laterali provengono dalla Chiesa di Sant’Agostino di Piacenza, sconsacrata col passaggio delle truppe napoleoniche, dalla Chiesa dei Serviti della Madonna in Piazza Cavalli, pure sconsacrata, proviene il simulacro del Cristo Morto. Il quadro che rappresenta il Martirio di Santa Margherita (XVII-XVIII secolo) era originariamente posto nella Chiesa omonima, mentre il coro dei frati Teatini proviene da San Vincenzo. Il progetto del suo ampliamento, preparato tra il 1811 e il 1812 dall’architetto Fraschina, fu in parte modificato dall’architetto di fiducia del Governo Imperiale, Antonio Tomba.

Accanto alla chiesa c’è la Villa degli Anguissola Scotti, disegnata da Lotario Tomba nel 1778 ed edificata sopra un fortilizio del secolo XI-XII.

 A sinistra della facciata della villa si trova l’Oratorio di San Rocco, riedificato nel 1613, grazie alle offerte di Ranuccio Farnese. Fu sede della Confraternita fondata da Giovanni ed Anton Maria Anguissola. Nel 1825 l’oratorio fu dotato della cappella di destra e della Madonna col Bambino tra i Santi Lucia e Biagio, opera di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, ritrattista famoso nel XVIII secolo.

All’interno della struttura sono custoditi anche una statua di San Rocco e una della Beata Vergine di Caravaggio di Scuola Lombarda.

Da Piazza San Rocco si scende in Piazza Paolo, recentemente restaurata, sovrastata dal Santuario di Santa Maria al Castello che fu costruito sulle rovine di un castello e, sul lato destro, presenta elementi in stile romanico. Da parte alla chiesa c’è la statua della Madonna, incoronata nel 1902.
A lato del Santuario c’è un sentiero che porta al fontanino della Madonna.

Infine, immancabile, la passeggiata sulle rive del fiume Trebbia, magari gustando un buon gelato.

 

Maria Zaga

Pensionata, pittrice, restauratrice, ama la lettura e la fotografia.

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